Un saggio sulle religioni

Dalle religioni rivelate, faziose, imposte, ereditate, alla libera ricerca di Dio Universale scritto da Marcello Transerici, edito dalle Kimerik , è un saggio importante sulle religioni, ma soprattutto una riflessione su di esse. Un lavoro poderoso, anni di studi e ricerche. Tutto documentato, nulla è stato lasciato al caso, la mia intervista voleva essere una piccola guida all’introduzione al saggio come mini guida, ecco perché la pubblico integralmente. Perdonatemi se vi risulterà eccessivamente lunga, ma vale la pena, chiarisce le idee ed è estremamente interessante.

La prima domanda che mi viene spontanea chiederle: ma lei è religioso? Se sì, in cosa crede? Prima di rispondere vorrei fare una premessa anche per evitare di essere frainteso, in quanto rispondere con un si o con un no, sarebbe riduttivo e non esauriente. Se per essere religioso si intende colui che frequenta una sinagoga, una chiesa, una moschea, o altro, e le funzioni che in essa vengono celebrate, considera il sacerdote il tramite con l’Essere, allora non sono religioso, anzi qualcuno potrebbe definirmi, “infedele” o addirittura “ateo”. D’altra parte io mi considero molto religioso e anzi la religiosità ha decisamente caratterizzato tutta la mia vita, fin dai primi anni, quelli della fanciullezza. Tengo a precisare che questo modo di essere e di sentire, non è un mio merito, diciamo che la natura, prima ancora che l’educazione, sono intervenute  in tal senso, ed hanno formato quello io sono. Il mio carattere, in particolare, molto esigente nel voler verificare la verità delle cose con l’uso della ragione, pur evitando di cadere nell’equivoco di natura estrema, si potrebbe dire, illuministico, che propugna la coincidenza della ragione con Dio. E da questo tipo di religiosità, discende direttamente quello in cui credo, vale a dire, in un Essere Creatore, ineffabile per l’intelligenza umana, in quanto infinito e perciò di entità e di natura, diversa e superiore alla natura umana. Un essere che ha in sé quello a cui l’uomo aspira in termini di assoluto, e in quanto energia che proviene da Dio, come la verità, l’amore, la giustizia, la bellezza, l’armonia, il bene, ma che l’esistenza umana, evidentemente di natura finita, limitata, non può conoscere nei valori assoluti, almeno nella dimensione, tipica della esistenza umana. Se fossi convinto di aver ben delineato e motivato il mio “credo” con queste 10 righe, avrei evitato di scrivere le ulteriori 400 pagine, a quel poco che ho scritto qui, ritengo necessario però aggiungere almeno quanto segue con l’unico importantissimo obiettivo: evitare senz’altro di suggerire e consegnare una idea di Dio definitiva, non c’è nessuna rivelazione all’origine. L’idea del Dio Creatore come delineato sopra per me è importante per il modo, cioè il metodo, libero, dal quale prende origine, ma proprio per questo non inamovibile, infatti ciò che maggiormente caratterizza questa idea è il suo stretto collegamento con la continua e direi  inesauribile ricerca alla quale deve essere associata. ( dopo che le ho riposto le rivolgo la mia domanda < ma lei il mio libro lo ha letto, in parte, tutto?>

La ricerca assoluta della verità è la religione o non avere nessuna religione? Intanto vorrei puntualizzare che la ricerca assoluta della verità in fatto di religione, e che ha caratterizzato il mio pensiero, è diversa dalla ricerca della verità assoluta, infatti la prima è lasciata alla iniziativa dell’individuo, che la può incrementare, mo- dulare…..la seconda non è un obiettivo possibile da raggiungere, infatti l’essere umano, in quanto finito, può solo tendere ad essa, come tende a Dio, in quanto creatore ineffabile, unico, eterno, motore immobile, onnisciente, da cui tutto prende origine.

Il suo testo è notevole, ci sono voluti molti anni per prepararlo? Dal mio punto di vista, pensare di scrivere un libro, era considerato molto più difficile ed inverosimile che diventare architetto. Tant’è che mi ritrovo laureato architetto e in qualità di libero professionista, ma che in realtà ho ben poco espresso in campo architettonico, sicuramente per mancanza di talento, e se vogliamo credere alla sua esistenza, anche per mancanza di quel pizzico di fortuna, che ha da sempre caratterizzato la mia vita. Per venire quindi alla sua domanda le rispondo che proprio perché lo scrivere ha rappresentato per me, un obiettivo quasi impossibile da raggiungere, è nato comunque, e di nascosto ha cominciato a crescere in maniera a volte addirittura inconfessabile anche a me stesso. Poi nell’arco di due o tre anni questo mio desiderio nascosto, si è sempre più imposto al punto di soppiantare quasi del tutto la professione di architetto, non tanto perché avessi perso l’ispirazione verso la terza musa, quanto perché la mia psiche già da anni veniva interessata da una profonda crisi esistenziale  dalle caratteristiche inequivocabili, quelle della depressione. Questa pian piano aveva imposto le sue condizioni e dopo anni di vagheggiamenti, ha deciso e ha sentenziato che oramai, nelle mie condizioni sarei stato in grado solo di impegnarmi a scrivere qualcosa che doveva diventare, almeno per me, l’unico e il più importante contributo che io ero in grado di esprimere e che alla sola idea mi procurava un sentimento di serenità, e anche di gioia, quindi costituiva per me semplicemente, trattamento terapeutico. D’altro canto l’esistenza in me di questi sentimenti trovava la sua ragion d’essere nella constatazione che all’origine dell’impegno espresso nello scrivere, c’era la volontà di donare qualcosa di utile, se non di prezioso, che potesse contribuire a realizzare migliori condizioni per l’umana esistenza, queste naturalmente erano e rimangono solo mie elucubrazioni, e rischiano di rimanere tali, in questo caso me ne farò una ragione.

Dove e come si è documentato? La vera documentazione alla quale il saggio fa riferimento deriva direttamente dalla esperienza di vita, sia quella mia, personale, che quella che si è dipanata intorno a me. Per quanto attiene poi la documentazione intesa come fonte scritta, letteraria che mi ha consentito di ampliare le conoscenze, su argomenti attinenti appunto la religione, come ideologia, ma anche dal punto di vista storico, inteso come storia delle religioni, e da quello antropologico. Certo che ai fini di un minimo di obiettività, poiché in base all’educazione cattolica avuta (subita) le mie conoscenze di Catechismo, di Liturgia, di Vangelo, molto meno di Bibbia, apprese durante la frequentazione per sette anni ( di cui tre di asilo e quattro di elementari, trascorsi tra le mura del convento scuola delle Suore del Sacro cuore di Montecompatri)dai tre ai 10 anni, e successivamente due anni di cui uno come chierichetto, l’altro come sacrestano e campanaro. Capii da me stesso che per tentare almeno di riequilibrare il sapere di altra natura, per poter sentire l’altra campana,  non dico completamente libera, ma almeno più laica, ho sempre cercato di leggere altro con lo scopo di far scaturire un confronto con un pensiero che per essere più libero, intanto veniva bollato come malefico, diabolico, ateo. Infatti a ben ricordare eravamo in ambiente da “INDICE”. Nonostante ciò col il raggiungimento dei 18 anni, scoprii un testo che trovai molto interessante un mattone “Il Giudizio Universale” di Giovanni Papini per il quale scoprii il motivo della sua fine nell’INDICE : in effetti non era perfettamente in linea con l’unico discorso che Santa Romana Chiesa poteva accettare, quello fondato sulla sua unica ed univoca interpretazione, fuori da questa “Nulla Salus extra Ecclesiam”. Infatti si lasciava intendere, non solo la uguaglianza della donna all’uomo, bestemmia, perché in netto contrasto con la “parola di Dio”, vedi Bibbia , ma addirittura infondeva il dubbio sulla durata per l’eternità del castigo divino, quello dell’Inferno di Lucifero, castigo comminato al peccatore per la sofferenza provocata in vita e che veniva sublimato dall’altro tipo di sofferenza, quella di tutte le madri del mondo, patita a cominciare dai dolori provocati  dal parto ( questa in realtà, era la giusta condanna inflitta ad Eva per aver peccato di superbia contro Dio-Yhwh) e dalle sofferenze provocate dalle tante morti di figli. Non è il caso di ripetere qui la bibliografia riportata nel libro, dirò solo che, uno degli ultimi libri letti, di notevole valore non sol letterario, anch’esso messo all’INDICE (nonostante la diceria della sua soppressione) è “Il Vangelo secondo Gesù Cristo” del grande scrittore portoghese e premio Nobel Josè Saramago, che, si è meritato una delle ultime – solo in ordine di tempo- “scomuniche” papali ,inflitta e “fortunato lui” mai tolta nemmeno post mortem. Vorrei quindi citare alcuni tra autori letti ed importanti per la mia formazione e quindi per la scrittura del libro: Bruno, Voltaire, Paine, Carducci, Michelet, Freud, Nitsche, Einstein, Mazzini, Deschner, Severino, Ordine

Per esperienza vissuta, nel corso di una vita si crede per credo indotto da piccoli o per paura della morte? Dal mio punto di vista, e per esperienza diretta, posso senz’altro asserire che la gente – parenti, amici, conoscenti – crede molto più in conseguenza del credo trasmesso in tenera età che, infatti, come hanno sempre affermato i sacerdoti, alla faccia della sincerità, “lascia il segno” come d’altronde il battesimo da loro somministrato – manco fossimo dei caproni ed è questa l’unica verità inconfutabile tra tutte quelle elargite, che deve essere riconosciuta giustamente  ai preti; infatti non per nulla la proverbiale e provata doppiezza del clero ha prodotto quelle assurde situazioni per cui, in base alla fede nella Bibbia e nel Vangelo, (anch’essi tra essi in evidentissima contraddizione, ma che importa!) tanto è resa invisibile ai più, ai così detti “fedeli”, che danno prova della loro fede rinunciando all’uso della ragione e della intelligenza,(a volta sembra che rinuncino, per fede, anche all’uso degli altri sensi)  e nonostante ciò, esistono Università, cioè luoghi di studio e di conoscenza, gestite dalla Chiesa, intitolate a madonne e santi di ogni risma, che ha, in base alla sua “Teologia”, sempre considerato, la ricerca di maggiore conoscenza, come il maggiore dei peccati “mortale”, ma che dico “originale” per lesa Maestà nei confronti di Dio-Yhwh.   La paura della morte, certo ha un suo peso, però ognuno trova qualche marchingegno per sminuirne la portata, con la droga, con la dedizione parossistica al lavoro, col non porsi il problema e rimandarlo e sempre il più lontano possibile, quindi risulta sicuramente più facile oggi, per l’essere umano delle società più “progredite”, si fa per dire, accantonare l’esigenza di avere un credo.

A chi rivolge questo suo saggio? Alla lettura della domanda mi viene spontaneo “giocare” un po’ sulla sua sintassi e sul sostantivo “saggio” che leggo come “mes-saggio”, e riflettendoci su un attimo, così che l’intera frase può essere letta come “ A chi rivolge questo mes-saggio?”. In realtà questo è l’autentico scopo del libro, quello di far arrivare il messaggio in esso contenuto, a chi? Ma eccezionalmente a tutti, tutti gli esseri umani di buona volontà. Si, è una frase già usata, con un paio di  differenze però : una riguarda la sostituzione di  “uomini” con “esseri umani”, e non è da poco; la seconda differenza riguarda il significato da dare a “…di buona volontà” in quel caso il significato sotteso era ed è  “sono di buona volontà coloro che credono, o si convertono al Dio “vero”” la Trinità”, nel caso del nostro saggio per “…di buona volontà” sta per “ di ogni razza, di ogni genere, di ogni colore, tutti insomma , nessuno escluso. Inoltre nel saggio viene indicato, – chi dice che è solo utopia, se ne deve assumere la responsabilità – quello che l’umanità dovrà assolutamente cambiare, per ottenere un futuro migliore e più sicuro, per continuare a credere nel vero progresso e nell’unico vero Dio, superando la inevitabilità delle continue guerre e della probabile fine della vita sulla terra. Di fronte a tale situazione, non ho potuto esimermi dal proporre uno strumento, ”il manifesto”, indispensabile per realizzare quanto prospettato nel saggio, vale a dire una vera rivoluzione.

Dopo questa pubblicazione vuole riproporsi al pubblico nuovamente come scrittore? A questa domanda posso rispondere in maniera spedita, anche perché  è capitato di pormi la domanda e di aver risposto in questo modo. Io non credo di essere dotato per fare lo scrittore, né di essermi dedicato abbastanza  per  diventarlo,  cioè intendo dire, seguendo studi umanistici e letterari, oltreché enormi quantità di letture.  Le vicende della mia vita, invece, mi hanno portato a scrivere il saggio di cui parliamo. Come sono certo del limitato valore letterario, così sono convinto del notevole valore intrinseco del saggio, per il modo originale usato che costringe finalmente a leggere e conoscere, interi periodi della sacra Bibbia, e così facendo far emergere la totale ignoranza per misconoscenza, di un libro, considerato sacro, in quanto “parola di Dio”, e forse per questo implicitamente da non leggere, da non conoscere evitando in tal modo il sacrilegio, salvo che dai sacerdoti, unici depositari di verità. In merito all’eventuale mia riproposizione come scrittore, ciò potrebbe verificarsi solo se l’attuale saggio troverà un importante consenso, in caso contrario, proprio in considerazione del minimo rendimento ottenuto, a fronte tra l’altro, del massimo e, per certi aspetti,  irripetibile impegno profuso, dovrò trarre le dovute conclusioni; in questo modo parecchi saranno coloro che gioiranno per lo scampato ulteriore pericolo.

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