Sorseggiando un Tè caldo con Grazia La Gatta

tè caldoLeggere è sempre una meravigliosa esperienza. Ci sono opere che ti fanno ridere, altre che ti strappano qualche lacrimuccia, altre che ti intrigano, ma nel caso di  Tè caldo per il cuore e l’anima  di Grazia La Gatta, edito dalla Kimerik, ci riscalda il cuore, ci culla e rilassa per ben sessantaquattro racconti, che si leggono tutto d’un fiato. Conosciamo meglio l’autrice, il suo mondo, la sua opera.

Come nasce la sua opera dal titolo così invitante Tè caldo per il cuore e l’anima? Come accennato nella breve prefazione del libro, la decisione di scriverlo è nata in seguito alla dipartita di due care amiche avvenuta nell’arco di cinque mesi una dall’altra. Ho iniziato a scrivere delle storie inerenti a ricordi piacevoli del passato. Sono storie di gioia e di dolore, personali riflessioni sulla vita, la morte, sui sogni e altro. Dopo aver scritto, circa cento racconti, ho iniziato a leggerli e rileggerli, a dividerli seguendo un certo ordine e a selezionarli. In fine, leggendo i brani selezionati ho pensato al titolo Tè caldo per il cuore e l’anima, avendo avuto – leggendo il tutto – la sensazione di gustare una buona tazza di tè caldo.

Il suo libro raccoglie varie storie, quale le risulta più cara, più vicina alla sua vita? Tutte le storie che sono raccolte nel libro mi sono care perché nate dal cuore, c’è la mia anima, ma alcune mi sono care più di altre perché sono ricordi di persone che ho tanto amato, faccio alcuni esempi: Ricordo di mio nonno, Lettera a una stella, Ultimo viaggio, L’ultima lezione di catechismo.

Quando scrive un racconto, una favola, lo fa di getto oppure il tutto si compone strada facendo? Generalmente scrivo di getto seguendo ciò che mi detta il cuore, poi lascio decantare il tutto per qualche giorno, dopodiché inizio il lavoro di correzione.

Molti scrittori affermano che quando la loro opera va in stampa non gli appartiene più, appartiene da quel momento al pubblico. Anche a lei capita la stessa cosa? Penso che uno scrittore non si separi mai realmente dalla sua opera perché è una sua creatura. Lo scrittore la condivide, la mette a disposizione del pubblico dal momento in cui va in stampa. Un’opera è come un figlio e, un figlio rimane sempre la creatura della donna che lo ha partorito; una madre non cessa di essere madre dopo averlo messo al mondo ma continua ad essere madre pur lasciandolo libero di percorrere la sua strada nella vita.

Il suo quotidiano: quando la scrittrice posa la penna, cosa fa? Faccio tutte le cose che ho sempre fatto come qualsiasi altra donna. Vivo la mia vita come moglie, madre e nonna e, poi, oltre allo scrivere, leggo molto, mi dedico talvolta all’uncinetto che mi rilassa moltissimo, oppure all’enigmistica. Mi piace disegnare e dipingere (per passatempo, come dilettante), cucinare soprattutto primi piatti.

Ci dia un consiglio come donna, moglie, mamma, nonna, quante tazze di tè nella vita ci servono per riscaldarci il cuore? Oggigiorno molte. Spero siano sufficienti, i sessantaquattro racconti di Tè caldo per il cuore e l’anima, a far scaldare (almeno per un po’) il cuore e l’anima di coloro che le leggeranno.

Scrivere può essere un buon deterrente per scacciare le ombre, i dolori e i propri demoni? Scrivere è condividere le proprie gioie, dolori ed emozioni su carta come si fa con una buona e sincera amica quindi … penso di sì.

Sta già pensando alla sua prossima opera? Sì, ho già pensato alle mie prossime opere; ne ho una pronta a prendere il volo e altre tre in cantiere.

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