I lati oscuri dell’uomo

MacabroMacabro, romanzo scritto da Fabrizio Maceroni, edito dalla Kimerik, ci racconta i lati oscuri dell’uomo: la violenza, i gesti efferati e molto altro; ma contemporaneamente, può elevarsi ad azioni meravigliose e di bontà estrema. Ciò che scrive l’autore, gli proviene dalla quotidianità, dalla società che lo circonda, ponendosi delle domande e rivolgendone al lettore. Un’opera da leggere e da scoprire, aperta, per potersi interrogare su dove siamo e su dove vogliamo andare.

Ci racconti un po’ la sua storia, come si avvicina alla scrittura? Fin da giovanissimo ho avuto un interesse smisurato per tutto quello che è la letteratura e la scrittura; invece di giocare, come ogni mio coetaneo, con le prime console che al tempo erano uscite, leggevo racconti e libri. Un giorno, quando già avevo compiuto venti anni di ritorno da una festa, come un impulso infermabile ho scritto tutto quello che da un paio di giorni mi ronzava in testa, un racconto, con la penna e con la carta. Non ho più rinunciato, perché non ne potevo più fare a men, e ancora oggi è così, come una malattia, una dipendenza. Se non scrivo almeno un giorno sì e uno giorno no, sto male, divento nervoso, scostante. Spero che tutto questo faticare porti i suoi frutti, magari con un bel contratto. Io mi sento un poeta, e come tutti ho problemi a vivere nel mercato di oggi.

Come nasce Macabro, il suo ultimo libro? Macabro nasce per un motivo: completare le tesi sul male nell’uomo iniziate nell’“Adventus”, la mia prima opera, edita dalla Aletti. Macabro è l’essenza di tutto l’orribile che un uomo può diventare e compiere durante la propria esistenza. Il dialogo del protagonista – in uno dei capitoli centrali dell’opera – con la morte e un fantasma, è il fulcro dell’intero libro; la realtà di tutti i giorni mi aveva dato spunto e fantasia per la scrittura. Naturalmente è tutt’altro che un’opera horror come ogni tanto è definita, ma è  sull’orrore che attraversa ognuno di noi; dal gesto più comprensibile, di un male involontario, al gesto efferato di una violenza estrema di cui l’uomo è ampiamente capace. Il punto è, che se l’individuo può essere in definitiva così orribile, può anche elevarsi tanto vicino al bene da diventare quasi divino. Ma la società così com’è lo permette?

Perché la scelta di questo genere letterario? A dir la verità, non so bene a quale genere letterario appartiene la mia ultima opera, e più in generale le due opere che ho fino ad ora pubblicato, ma credo che per la mia visione pessimistica non ci sia miglior genere che l’ horror, il giallo. In verità io m‘ispiro a una letteratura filosofica, un romanticismo, dove bene e male vengono sempre fuori, e combattono una lotta epica all’interno dell’animo umano. Credo molto nella distinzione tra bene e male, le sfumature – come la vita stessa ci fa vedere – non esistono, ci sono un bianco e un nero. Esse sono nettamente divise, come nei miei libri espongo.

Qual è il messaggio che vuole inviare ai suoi lettori? I messaggi sono molti e per un certo verso inquietanti, non vedendo quella speranza nell’agire umano. Ogni individuo dovrebbe guardare se stesso e, come davanti a uno specchio,  finalmente svegliarsi, rinunciando a molte di quelle cose che ci hanno reso schiavi della bruttura, come quelle comodità moderne, quei vizi insensati che non portano a nulla fanno solo ammalare l’anima.

In una visione globale “l’animo umano” come lo descriverebbe? A costo di ripetermi, vedo un individuo stratificato di merda! L’animo umano è come una spugna, secondo delle esperienze intellettuali e delle azioni che compie, si inzuppa di ciò che di buono, giusto, cattivo e sbagliato c’è nelle cose. È da questa immersione che nasce ciò che ognuno di noi è in verità, e nascono le scelte, e soprattutto le conseguenze di ciò che siamo e di ciò che saremo.  Lascio a voi lettori decidere cosa sia oggi l’animo dell’uomo, perché se c’è un carattere che distingue le mie opere e in particolare Macabro (i mostri non muoiono), scrivo la mia opinione, domande senza risposta, le dovrà dare il lettore; come un esercizio filosofico nel costringere a pensare alle grandi questioni che ci guidano: chi siamo, che cosa possiamo fare, dove siamo e dove andremo. Tutti i grandi pensatori, tanto idolatrati dalla nostra cultura, pongono questi quesiti, senza esser però compresi. Ecco, rivolgo questa semplice domanda: che cosa pensate di essere? Guardatevi!

Come inizia una giornata tipo da scrittore, sbirciamo nella sua quotidianità. Mi piacerebbe aver vissuto nell’ottocento, magari da scrittore decadente, romantico, in un alberghetto con pochi soldi e i testi giusti su cui poter riflettere, con una bottiglia di whisky sul tavolo e qualche signorina accanto, vivendo per l’arte insieme a tanti altri scrittori semi sconosciuti. Purtroppo la vita di uno scrittore sconosciuto del ventunesimo secolo inizia alzandosi presto, andando a lavorare, a spaccarsi la schiena, e ogni sera tornando a casa con la speranza che un giorno possa alzarsi la mattina solo per scrivere…. Ma questo sarà il futuro a deciderlo…

Proseguirà su questo filone o prevede di esplorare altro? Ho diverse altre opere e racconti un po’ per tutti i gusti, ma con un’unica base, non far scoprire mai il finale, lasciare col dubbio, per far riflettere i miei lettori sulla letteratura e sulla trama. L’unica certezza è che non scriverò mai racconti rosa o un semplice raccontar storie di vita… come oggi ne vedo tanti, pluripremiati.

Lo devo ai miei maestri, a tutti i grandi scrittori che in questi miei anni difficili, con le loro opere scritte secoli fa, mi hanno aiutato a sopravvivere nel mare tempestoso di questo mondo che, maledetto me, mi sono costruito…

 

 

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