Ovunque avessi voluto

2015-7-6_18-28-46-9788868845087Letizia Titolo è l’autrice del libro All’inferno ho scoperto il paradiso, edito dalla Kimerik, un diario di memorie di una vita difficile e travagliata, che l’ha portata però, dritta dritta a vedere la luce più brillante che un essere umano può attendere, il paradiso, inteso come pace interiore e come ricompensa di tanto dolore e tanta sofferenza. Percorsi di vita difficili e tortuosi dove la scrittura dell’autrice ci conduce con tono asciutto ed esaustivo verso il mondo di una donna  che non si è piegata ma si è rialzata ed ha vinto. Molte donne sono state in grado di fare cose del genere, ed ora assistiamo attraverso questo libro di Letizia Titolo ad una rivincita verso il proprio destino, già pianificato, ma di certo non concluso.

Il suo è il libro di una vittoria, quale è stata la sua guerra? Sì, il libro della vittoria, ma la “guerra” l’ho fatta solo con me stessa. Non ho mai combattuto contro nessuno perché ero concentrata a combattere me stessa, con quella parte radicata al modello da seguire. Dovete sapere che, anche quando ci sembra di essere in “guerra” con qualcuno, non è per niente così. Gli altri sono il nostro specchio e la “guerra” la facciamo a noi stessi. Ogni sensazione, emozione e desiderio che non sono mai riuscita a reprimere, per farlo emergere ho dovuto “combattere” con me stessa. Non è facile andare contro vento, molti non riescono a percorrere nemmeno pochi metri che tornano alla mangiatoia a subite la prepotenza del pastore. Con questo non voglio dire che tutti debbano sentirsi autorizzati a ribellarsi, attenzione, un conto è farlo con la consapevolezza d’aver scelto un percorso difficile, ma con l’obiettivo di migliorarsi, per poi emergere ed essere utili non solo a se stessi, un altro è dimenticare le responsabilità che abbiamo preso in precedenza. Si può anche cadere durante il viaggio, ma l’obiettivo deve sempre essere presente.

Come è riuscita a risollevarsi dopo aver abbandonato tutto e tutti alla ricerca della vera se stessa? Quando ho lasciato tutto, mi sono imposta di non pensare a nulla e vivere la vita che ho sempre sognato. Non conoscevo il mondo spirituale o meglio, non ne avevo le prove. Devo dire che vivevo nella favola che mi ero inventata, ma la favola alla fine finisce ed io mi sono ritrovata, non come prima, ma peggio perché avevo tutti contro. Una svergognata che ha rotto le catene per vivere in libertà, una pazza …che non meritava nulla: nessun aiuto, nessuna comprensione, niente di niente. Abbandonata da tutti, ho ricominciato da sotto zero, passando da una vita agiata ad una molto umile. Ho iniziato a fare le pulizie, la badante e infine ho fatto il mio lavoro: la parrucchiera, ma rifarei in qualsiasi momento la badante perché ho provato belle emozioni occupandomi di chi aveva bisogno. Mi sono risollevata soprattutto perché non ho mai abbandonato la speranza che un giorno io, avrei cambiato la mia vita.

Io come donna non posso fare altro che ammirarla e lodarla, ma quanta energia e forza vitale ha dovuto impiegare? Tanta…tutta quella che un essere umano può possedere e di più. Soffocavo all’inferno dei miei problemi, ma non mi sono lasciata andare completamente alla corrente che cercava di riportarmi da dove ero partita, ma passando prima dal purgatorio, dove scontare il peccato di aver rotto le catene e ricordarmi per sempre di non farlo più. Credo che nelle vite passate avrò già fatto tanto cammino doloroso per arrivare a questa, pronta per il risveglio spirituale. Certo, sono solo all’inizio del risveglio, ma so che non tornerò più a dormire.

Qual è stato il  faro che l’ha condotta alla fine delle tenebre? Non è difficile ricordare perché è stato uno solo: l’unico ricordo positivo che avevo conservato, un seme che al momento non ho dato importanza. Un medico con la specializzazione in omeopatia e agopuntura seppe della mia storia e mi disse che ero una donna speciale. Si chiama Francesco, non posso pubblicizzarlo per questo mi limito al nome. Il passaggio dal mondo materiale, dove avevo fatto tutte le esperienze senza aver avuto nessuna delle risposte che cercavo, è stato un bivio pericoloso, sentivo che non avevo più nulla da fare sulla terra, ma non volevo mollare. Ho cercato con tutte le mie forze, un valido motivo per non lasciarmi andare e ho trovato quello di una donna speciale che ero io e che non lo sapevo. Ho fatto spazio nella mia mente, nascondendo tutto il resto e per parecchio tempo ho pensato solo che ero una donna speciale e che dovevo dimostrarlo a me stressa con i fatti. Da quel momento in poi ha preso il volo quella parte di me che mi avrebbe trasportata ovunque avessi voluto.

In questa guerra quante vittime ci sono state? Dovrei dire i miei figli, ma non lo farò perché in effetti, io ho resistito in quella che chiamavo prigione mentale proprio per loro, mi sono presa la mia libertà solo quando loro non erano più in casa, si trovavano all’università. Una mamma non è solo mamma, è anche un essere umano che ha un percorso sulla terra da seguire che non si limita solo al ruolo di mamma e basta. Oggi sono una persona che vuole aiutare tutti e non solo pochi elementi della famiglia. Per questo ho bisogno di tempo per me stessa, se fossi impegnata a tempo pieno in famiglia, cosa resterebbe per me? Ovviamente se ce ne fosse la necessità, lascerei tutto per aiutarli. Non posso negare che molti si sono sentiti vittime delle mie scelte, ma posso affermare che il vittimismo scaturiva dall’egoismo, dalle, abitudini e dalla paura di ciò che la gente potesse dire. La mamma è vista come, chi deve sempre dare e mai ricevere, una figura su cui aggrapparsi. Una vittima c’è stata e quella sono io perché ho sopportato per troppo tempo le catene di una vita scontata che in realtà, non piace quasi a nessuno. Se così non fosse, non vivremmo in una società, dove prevale la parte più buia della vita.

 In tutto il suo periodo di ricostruzione quanto è rimasto della vecchia Letizia, cosa si è portata dietro?  Dovrei dire poco, ma non è così diciamo che ho lasciato di me la parte più dolorosa e infelice, ma ho ancora molto da fare, tuttavia, devo dire che ho con me i frutti del duro lavoro, qualcosa che mi permette di restare sempre attenta a non cadere più nel fango dell’inferno: la consapevolezza del cammino che ho da fare, la visione chiara del futuro, delle malattie, vecchiaia, morte. La certezza di ciò che mi aspetta dopo la morte e tutto ciò che riguarda il percorso terreno.

Scrivere questo libro è stato un momento di riscatto o di chiusura definitiva con il suo passato? Scrivere il libro mi ha fatto percorrere sentieri che non conoscevo, ma che erano e sono, solo miei: il mondo interiore. Questo mi ha permesso di chiudere con una buona parte del passato, ma un’altra piccola parte, quella che ancora richiede aggiustamenti, ha sentito il bisogno di riscatto. Serve anche questo per andare avanti e serve anche ad aiutare altri a non arrendersi.

Come si sente oggi, continuerà a scrivere? Mi sento responsabile per gli altri perché la mia vita è stata ricca di eventi di ogni genere, so bene come si sente chi vive all’inferno e quanto sia difficile uscirne, ho il dovere di scrivere per incoraggiare gli altri. Non dimentichiamo che tutto il mio percorso è servito al risveglio spirituale, cosa significa questo? Che il mio cammino prosegue verso nuove mete, mentre molti sono ancora all’inferno: ho il dovere-piacere di continuare a scrivere nella speranza che almeno una di loro riesca a sconfiggere il male e scopra il paradiso. A proposito di scrivere, vorrei anticiparvi una notizia: ho già iniziato il nuovo libro, ma questa volta mi sono trasferita nel mondo spirituale. Devo la mia guarigione principalmente a ciò che ho scoperto negli ultimi anni, indagando dove pochi osano entrare, ma dove alla fine tutti andranno. Non posso dire altro, bisogna aspettare.

Un’ultima domanda: chi era il suo carnefice? Esiste ancora o lo ha debellato del tutto? Per me il vero carnefice di noi stessi siamo noi. La società, la famiglia, le autorità che governano, rappresenta il nostro specchio. Servono a metterci di fronte alle nostre responsabilità, a spingerci ad agire, a prendere una posizione cosciente su questa terra senza nasconderci dietro il carnefice a sua volta, di fronte alle stesse responsabilità. Fino a quando ci nasconderemo dietro al carnefice, saremo sempre vittime e il vittimismo porta solo infelicità e distruzione.  In pratica esistono carnefici che abusano dei deboli, ma comprendere il significato di ciò che accade sulla terra, ci permette di debellare il male e non l’uomo.

Ringrazio l’autrice e spero che sia il libro che l’intervista possano servire, come una piccola luce, ad illuminare le strade di molte donne.

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13 thoughts on “Ovunque avessi voluto

      1. non l’ho è affatto soprattutto perchè ti confronti alcune volte con delle situazioni familiari veramente critiche e sconcertanti. Anche quando il credito è molto elevato e tu umanamante vorresti andargli incontro …ma le direttive non te lo consentono! brutto veramente brutto! ma purtroppo qualcuno lo deve pur fare… ed io devo guadagnare per compare! non ho scelta! con il primo di certo non mangio, ma neanche con il secondo (mettendoli insieme qualcosa faccio! tu cosa fai?

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      2. Si capisco come ti senti. Purtroppo è un mondo crudele e come hai detto se non lo fai non mangi. Certo, sono sicuro che se ne troverai uno diverso farai salti di gioia!
        Io, sono un tecnico delle luci e nelle mie foto di lavoro c’è un po’ della mia storia. Lavoro bello ma…precario…

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