Guardati dalla mia fame

GuardatiL’ambientazione del romanzo è ad Andria ( Puglia ), 6 marzo 1946 il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, nel pomeriggio di quel giorno, nella piazza principale deve sostenere un comizio, ma qualcosa va storto, uno sparo proveniente dal Palazzo delle sorelle Porro – ricche signore, latifondiste e invise alla popolazione di braccianti, ossia la maggioranza della popolazione del periodo – scatena un parapiglia e la gente arrabbiata, risentita si riversa verso il palazzo.

Di ciò che accadrà di seguito ci viene raccontato dalla Agus in maniera romanzata, la vita delle quattro sorelle, il loro vivere quotidiano, le loro idee, le beneficienze ma soprattutto ciò che non si faceva in quel palazzo.

Nella versione della Castellina leggiamo solo ed esclusivamente i fatti reali così riportati del momento e dei momenti che hanno portato al linciaggio di due delle sorelle Porro, insieme ad un processo frammentario avvenuto solo dopo qualche anno con testimoni ed accusati irreali e trovati alla bisogna.

In definitiva la storia è molto più complessa di quel che si può sommariamente qui raccontare e portare a conoscenza: la Puglia alla fine del secondo conflitto mondiale si è trovata ad divenire la terra di tutti e di nessuno. Perché proprio di terra si tratta nel vero senso della parola, braccianti schiavizzati e pagati solo per poter mangiare giorno per giorno, fruttati dai proprietari terrieri che non avevano nessun rapporto con loro, non li conoscevano neppure ma che hanno contribuito alla loro miseria , alla loro fame che cresceva di ora in ora, di minuto in minuto. In questa regione arrivavano i militari dell’Albania che ormai non sapevano più da chi ricevere ordini o a chi darli, profughi ebrei che approdavano in questi luoghi per poi ripartire e sperare di arrivare in Palestina, reduci, tedeschi, alleati, chi erano i nemici e chi gli amici oramai non si riusciva più a riconoscerli. Un coacervo di umanità senza che nessuno riuscisse a portare ordine o legalità. La popolazione era troppo affamata, lì non si mangiava da giorni, i bambini erano cenciosi e sporchi, nessuna carità cristiana poteva più azzittirli, volevano fatti, volevano vivere, dignità, lavorare e mangiare.

Le sorelle Porro pur in apparenza non gestendo personalmente le loro terre, erano proprietarie e ricche, pensavano che non muovendosi, non pensando, non uscendo la gente le amasse, le ignorasse. Pensavano che non appartenendo apertamente ad un partito politico le lasciasse indenne e sicure nel loro fortino. Ma così non è stato, bisogna vivere e guardare la vita che ci scorre davanti, non farla scorrere e farla vivere da qualcun altro per noi, tutto ciò non ci lascia indenni da misfatti e delitti non processabili. È questa la storia che ci narra la Agus: la vita del quotidiano delle sorelle Porro , uno scorrere inutile di ore senza far nulla, ricamare, non ascoltare e delegare, regalando per coscienza cinquecentomila lire alla chiesa così da mettersi la coscienza a posto, peccato che il proletariato non l’ha pensata alla stessa maniera. Formalmente dobbiamo affermare che non si sono macchiate di nessun delitto? Questo è tutto da dimostrare, i fatti raccontano ben altro.

La Castellina in maniera dettagliata ci racconta cosa avvenne prima e dopo il linciaggio, ma soprattutto durante i rivolgimenti sociali dal ‘43 al ’49. I fatti di Andria non sono stati un caso isolato per il sud, basti ricordare gli episodi ben più cruenti di Bronte in Sicilia, raccontati da Giovanni Verga, quasi cento anni prima.

Un pezzo di storia d’Italia, che con quasi certezza posso affermare che pochi conoscono o che conoscono male, ed allora quale momento e mezzo migliore offertoci dalle due scrittrici per approfondire e conoscere le verità sul nostro paese, sarà quello di leggere Guardati dalla mia fame.

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