La parola magica

La parolaAugusto Monterroso, come recita la stessa biografia, è stato uno scrittore guatemalteco di notevolissima produzione letteraria. I suoi scritti non si sottraggono mai alla sua inconfondibile ironia e  nella Parola Magica non sarà da meno, come pure la caratteristica di descrivere la realtà ed i personaggi in maniera veloce e fulminante. Questo libro, non appartiene al novero dei suoi racconti fantastici ma e’ un saggio, un omaggio agli scrittori mediante l’uso di questo bellissimo mezzo che è la parola.

Nei brevi resoconti raccolti nei vari anni della sua vita, ci menziona come ha iniziato la carriera di traduttore dallo spagnolo all’ inglese e di come sia velocemente naufragata per poi fortificarsi negli anni.

Nello sviscerare le sue storie ed i suoi aneddoti, ci regala piccoli gioielli che dobbiamo fare nostri per cultura, facendoci rendere conto che la realtà è sempre più semplice di quella che si immagina.

Il lavoro dei traduttori è difficile ma inevitabile per consentirci di poter leggere tutta la letteratura che ci proviene dai vari paesi del mondo e se il traduttore sbaglia, omette o modifica parti, secondo Monterroso è meglio leggerlo scorretto che non leggerlo affatto. Ma molti traduttori con i loro errori hanno fatto la fortuna degli stessi autori, un esempio per tutti è la traduzione errata del titolo dell’opera di Oscar Wilde L’importanza di chiamarsi Ernesto – anche da noi in Italia, lo ricordo nei i periodi che frequentavo il liceo, era il titolo più diffuso per lo meno per chi studiava inglese – invece di intitolarsi L’importanza di essere onesto, bene per la curiosità che ha destato il titolo, ebbe grande risonanza.

Con il suo pungente umorismo, ci racconta episodi di vita e di quotidianità come la moda letteraria che sta ossessionando tutti i suoi contemporanei – il libro nella versione originale è stata pubblicata nel 1983 – quella di scrivere autobiografie anche se si possiede solo trent’anni, così ci menziona tutto un vademecum sul perché non si dovrebbe scrivere un’autobiografia e sul perché si dovrebbe.

Bellissimo e simpaticissimo in La cena, Monterroso riporta in poche pagine l’aneddoto di una cena parigina dove i commensali erano tutti amici letterati, tutti nomi illustri come Franz Kafka che gli doveva portare in regalo una tartaruga e per varie strade traverse riuscì a presentarsi alla cena solo alle due di notte.

Interessante è la parte offertaci sulla dissertazione dei vari dittatori che hanno sempre oppresso l’America latina, ma lo fa con tono pacato e sempre ironico.

Sono solo poche pagine ma il sapere, la conoscenza, la cultura che trasuda da queste  ne fanno un libro che benissimo nel nostro immaginario potrebbero possedere centinaia di fogli scritti con parole sempre intelligenti e pregnanti.

Un brano dal libro:

[…]

il destino di chiunque sia nato in Honduras, Guatemala, Uruguay o Paraguay e che per qualche circostanza, familiare o ambientale, dedichi del tempo a leggere e da lì a pensare e da lì a scrivere, rientra in una delle tre famose possibilità: esilio, prigione o sepoltura.

[…]

 

 

 

 

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