La nascita di uno scrittore

MarquezSe vi doveste imbattere in questo libro, Come si scrive un racconto di Gabriel García Márquez (casa editrice Giunti) – su qualche bancarella o su siti che vendono libri usati, è quasi totalmente introvabile – non pensiate che state acquistando un libro su come stilisticamente e organicamente si scrive un romanzo, niente di più sbagliato! Invece si tratta di un seminario che il nostro stimatissimo scrittore ha sostiene presso La scuola internazionale di cinema e televisione, tredici racconti ti mezz’ora l’uno. Gli studenti devono interagire con Gabo e attendere il suo taglio , le sue critiche. Analisi dettagliata e approfondita di ogni singolo particolare. Ci fornisce , grazie a questo testo, come analizzare fattivamente le varie parti dei racconti, che a mio avviso, qui servono per la televisione, ma che invece fattivamente possano servire per una nostra creatura letteraria. Marquez ci fa capire, passo dopo passo, cosa dobbiamo chiederci, come dobbiamo analizzare, quel personaggio funziona veramente? La storia è realistica? Può avere un suo fondamento logico? Fa esempi, smembra, pone la storia su molteplici piani diversi solo per far notare il loro potere nullo oppure la loro forza. Gli studenti interagiscono meravigliosamente in questo laboratorio e fanno interagire anche noi lettori. Insegna e dona, anche, tramite questo saggio. A mio avviso, considerato utilissimo, che consiglio vivamente come lettura alternativa nel mondo dello scrittore e delle sue storie. Vi riporto di seguito due passi del saggio che devono servire da incitamento a tutti coloro che scrivono, che vogliono scrivere e che con serietà vogliono intraprendere questo mestiere.

“ Per scrivere bisogna avere la convinzione di essere migliori di Cervantes, altrimenti si finisce per diventare peggio di ciò che in realtà si è. Bisogna puntare in alto, e cercare di andare lontano.”

“Non c’è vera creazione senza rischio, e pertanto senza una dose di incertezza. Io non rileggo mai i miei libri dopo che vengono pubblicati, per paura di trovargli difetti che possono passare inosservati. Quando vedo la quantità di copie che si vendono e sento giudizi positivi dei critici, ho paura di scoprire che si sbagliano tutti – critici e lettori -, e che il libro in realtà è una merda. E inoltre – lo dico senza falsa modestia -, quando ho saputo che mi avevano dato il Premio Nobel la prima cosa che ho pensato è stata: «Cazzo, ci hanno creduto! Se la sono bevuta!» Questa dose di insicurezza è terribile ma allo stesso tempo necessaria per fare qualcosa di buono. Gli arroganti sapientoni, che non hanno mai dubbi, se fanno fiasco sono finiti.”

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