I sogni si possono realizzare

MiraggioMiraggio di luna di Ludovica Musumeci, edito dalla casa editrice Kimerik, ci racconta la storia di tre ragazzini tredicenni, Lili, Edo e Flora. Tutti e tre sono molto saggi, più di noi adulti; forse un tempo lo eravamo anche noi? Abbiamo rimosso quei ricordi, quel periodo? I sogni nel cassetto, così amati, di cui serbiamo ancora il ricordo dentro di noi ma che  non abbiamo avuto il coraggio di realizzare.  La Musumeci con questo libro mette in evidenza come i bambini vanno sempre dritti al punto e se vogliono qualcosa sanno come ottenerla. Noi adulti abbiamo gettato la spugna.  Realmente è questo quello che  ci vuole dire la nostra scrittrice? Lo chiedo direttamente a lei così dissiperò ogni dubbio per me e per voi lettori.

Cosa racconta Miraggio di luna? Miraggio di Luna è una metafora, un racconto in cui ciascuno di noi si può ritrovare, fatto di sogni e delusioni, paure e speranze. E’ anche un romanzo che descrive la famiglia odierna, non quella del “Mulino Bianco”, ma la famiglia reale, composta da genitori che prima di tutto sono persone e di figli confusi e precoci, stanchi troppo presto di essere bambini, ma incapaci di maturare. Miraggio di Luna ha anche un taglio fiabesco, un alone di magia, che lo rende speciale e dà ai lettori una speranza, perché in fondo, anche nei momenti peggiori, la felicità è più vicina a noi di quanto crediamo.

I tre ragazzini Lili, Edo e Flora, cosa rappresentano nel suo immaginario? E cosa devono rappresentare per noi lettori?  Lili, Edo e Flora per me non sono dei personaggi, sono delle persone reali, con i propri pregi ed altrettanti difetti. Non rappresentano qualcosa, loro sono qualcuno,  che spero possano comunicare un messaggio ai lettori, che oltre ad intrattenerli li spinga a riflettere sul perché di certi comportamenti umani, sul motivo per cui ci imponiamo dei limiti che non abbiamo, su cosa ci spinga a vivere al di sotto delle nostre capacità, sul perché spesso non crediamo abbastanza in noi stessi.

Esiste una chiave di lettura per il suo romanzo? Ogni lettore si approccia ai libri scelti in una maniera del tutto personale, quindi non me la sento di consigliare una chiave di lettura specifica, non credo possa esistere. In base al lettore, lo stesso libro assumerà significati totalmente diversi, spero semplicemente che possano essere tutti altrettanto utili, che chi dedichi il proprio tempo al mio romanzo possa trarne un beneficio, di qualunque genere, anche di mero svago.

Secondo lei esiste una strada da ripercorrere all’indietro per recuperare le cose non fatte, non dette, i desideri non realizzati? Io credo che in realtà non sia mai troppo tardi per vivere la vita che avevamo progettato per noi stessi. Il vero problema non è recuperare il tempo perduto, è convincersi che sia recuperabile; spesso si trascorre una vita pacatamente disillusa per l’inconsapevolezza che la possibilità di cambiare dipende solo da noi e da quanto lo vogliamo. La dimostrazione vivente di ciò che dico sono le persone come noi, che ce l’hanno fatta, non perché siano alieni o geni o particolarmente “fortunati”; semplicemente avevano un obiettivo ed ogni giorno della loro vita hanno fatto scelte spesso difficili per avvicinarvisi anche solo di un infinitesimo. Scelte che magari hanno comportato paure e delusioni, ma che li hanno fatti andare avanti, passo dopo passo, fino al giorno in cui quel sogno impossibile non è diventato altro che la loro quotidianità.

Lei è giovane, perché proprio ora questo libro così riflessivo? Non è lo scrittore che decide quando scrivere un libro, è il libro che prende vita ed obbliga lo scrittore a dargli una forma su carta. Io, come molti dei miei coetanei nell’attuale contesto storico, sono obbligata a riflettere ogni giorno sulla realtà che mi circonda. La mia generazione è cresciuta in una fase di sgretolamento di valori che, come la famiglia, sono stati cardini della nostra cultura; tutto ciò che ci è stato impiattato e servito sotto forma di testi scolastici ormai non trova più riscontro nelle nostre esperienze. E’ normale allora che ci si ponga delle domande, che ci si chieda se ciò che ci fanno credere giusto lo sia realmente, se i valori che ci propinano siano reali o se siano i frutti di una cultura che ormai è mutata. Ci si deve costantemente allenare a riflettere, soprattutto in un mondo in cui le informazioni apparentemente libere sono spesso distorte e pilotate.

Come si conciliano le due Ludovica: una scrittrice e l’altra studentessa di Economia? Litigano spesso. La prima è estremamente creativa ed insofferente alle regole, alla routine, alle ore di studio sui libri; la seconda è razionale, pignola ed in un perenne stato d’ansia. L’unica cosa in cui sono d’accordo è la certa insoddisfazione per i risultati raggiunti: si può sempre migliorare.

Guardandosi allo specchio nel vedere se stessa  riesce a sbirciare nel suo futuro? Progettare in maniera estremamente rigorosa il proprio futuro, significa precludersi delle opportunità ed a me piace l’idea di sperimentare, cimentarmi in nuove esperienze ed ampliare le mie competenze. L’unica qualità che desidero per il mio futuro è la passione quotidiana per qualunque cosa mi capiterà di fare, anche la più banale.

Una domanda che nessuno le ha ancora fatto alla quale ha tanta voglia di rispondere? Pensandoci bene, nessuno mi ha mai chiesto se io scriva solo romanzi. La risposta è no, anche se non li ho mai pubblicati ho scritto qualche racconto breve, numerose poesie e non mi dispiacerebbe scrivere per il teatro o per lo schermo, sto già provvedendo in tal senso, incrocio le dita!

Questa intervista mi ha lasciato un’enorme soddisfazione, ringrazio l’autrice ed incrocio, anch’io, le dita per lei!

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